questo misconosciuto strumento (gioie e dolori…)
Perché l’aerografo? La risposta più sensata è quella che ci spiega come con
questo strumento si possano ottenere svariati risultati difficilmente ottenibili in
altro modo. Aleggia però da sempre, ma soprattutto a chi non ne è pratico,
una certa aura di mistero che lascia perplesso chi si vorrebbe avvicinare a
questo magnifico strumento. Cercheremo quindi di spiegarlo in modo
comprensibile per avvicinare chi ne è interessato, e perché no, di risolvere
eventuali dubbi a chi lo utilizza già ma non ne ha del tutto padronanza. Quindi
mettetevi comodi e….si comincia…… L’aerografo o aeropenna è uno
spruzzatore, è un attrezzo paragonabile, per certi versi, ad una bomboletta di
colore, ma con il grande pregio di essere molto regolabile e quindi di poter
verniciare i nostri modelli partendo dal colore pieno e omogeneo fino ad
arrivare a degli effetti velati o di dissolvenza. Questo perché la sua grande
versatilità è appunto data dalla possibilità di regolare sia il flusso di aria che
ne esce, sia la quantità di colore nel medesimo momento. Ma andiamo per
gradi: abbiamo detto che la nostra aeropenna ha bisogno di aria quindi
avremo necessità di averne una fonte, meglio se continua e qui ci viene in
aiuto il compressore. Se ne possedete già uno sarà sufficiente adattare gli
attacchi del tubo dell’aria, mentre se dovrete acquistarlo, sappiate che non
sarà una spesa fatta male, l’importante è farla mirata. In commercio ve ne
sono di svariati tipi e portate di aria, per il nostro utilizzo sarà sufficiente avere
un compressore con una bombola di riserva d’aria di circa 3 litri, questo va
già più che bene, non occorrono portate industriali. Diversamente invece
sconsiglierei quelli a portata diretta, quelli che si accendono quando
“chiediamo” l’aria all’occorrenza, cioè ogni volta che premiamo sul pulsante
dell’aerografo. Questo perché non è ovviamente un erogazione continua ma
di tipo attacca e stacca e quindi si rischia di avere uno sbalzo di pressione
repentino e di far uscire il colore non in modo omogeneo e regolare. Con la
bombola invece abbiamo sempre a disposizione una riserva, che ci permette
di utilizzare costantemente l’aria. In questo caso è meglio fare un acquisto
accurato ma ben fatto. In rete ci sono molte offerte anche per chi vuole
iniziare, con compressore ed aeropenna tutto incluso a dei prezzi tutto
sommato onesti. Ma vediamo come è fatto un comune compressore di aria….
Le parti principali…
Le parti principali sono:
- compressore: è la parte che aspira l’aria ambiente, la comprime e la immagazzina nel serbatoio in modo automatico e indipendente. Ha un cavo di alimentazione dalla rete elettrica domestica (di solito 220V) e un pulsante per accensione e spegnimento (di solito I/0).
- Bombola, polmone o reservoir: è la parte dove viene immagazzinata l’aria compressa, ha una valvola di sicurezza pre tarata ed una valvola di pressione automatica, che lo accende ad una pressione minima e lo spegne ogni qual volta ha raggiunto quella massima della bombola, garantendoci quindi che la nostra aria immagazzinata non scenda mai sotto una certa pressione e quindi che la bombola non si vuoti completamente. Il fatto di avere sempre piena questa riserva ci permette di addurre aria ogni qual volta ci serve ad una pressione costante e continua.
- Valvola di scarico: esiste poi una valvolina, ma è più correttamente un tappo, sul fondo della bombola, e serve per scaricare l’aria mista alla condensa quando avremo finito di lavorare e non ci servirà più il compressore. Condensa perché l’aria quando viene compressa si scalda, questo forma della goccioline d’acqua, che se non scarichiamo, con il tempo, intaccheranno l’interno della bombola fino a farla arrugginire e nella peggiore delle ipotesi a bucarla.
- Valvola di regolazione dell’aria in uscita: è, come dice il nome, una valvola manuale che noi possiamo regolare (ruotando da una parte o dall’altra) , per avere più o meno quantità di aria che viene mandata all’aeropenna. E’ una prima regolazione di massima per calibrare con quanta aria vorremo alimentare la nostra aeropenna, la regolazione fine la faremo poi con il pulsante quando spruzzeremo, ma poi ci arriviamo.
- Scarico della condensa (con il suo contenitore trasparente) è una valvolina manuale che ha lo stesso scopo della valvola di scarico ma questa volta in uscita dalla bombola verso l’aerografo. E’ un ulteriore sfogo di condensa (un filtraggio) che dalla bombola passerebbe nel tubo della aeropenna e quindi alla verniciatura. Sul fondo ha un piccolo pulsante da premere per espellere l’acqua.
- Attacco per il tubo dell’aerografo: ci si attacca il tubetto di alimentazione dell’aria che va all’aerografo.
- Infine il manometro che ci serve per leggere quanta pressione stiamo dando alla nostra aeropenna.

Funzionamento
E come funziona tutto ciò? Supponiamo di voler aerografare, attacchiamo l’aerografo al suo tubetto e quest’ultimo al compressore, attacchiamo la spina alla rete domestica

e accendiamo il compressore.

A questo punto che succede? Visto che la bombola è scarica quindi a pressione zero,

il compressore inizierà a comprimere l’aria dentro la bombola…..e vedrete sul manometro salire lentamente la pressione (per convenzione in Europa si tiene conto dei Bar). Arrivato ad un certo punto (pressione della bombola tarata di fabbrica) il compressore si spegnerà da solo e la nostra riserva sarà completa, sarete quindi pronti ad iniziare.

Quando aerografate ovviamente andrete ad utilizzare parte di questa aria e quindi farete calare all’interno della bombola la pressione, quando questa scenderà sotto un certo valore minimo, il compressore ripartirà automaticamente fino a riportarvi al valore pieno e spegnersi quindi di nuovo. Tutto questo,attacca e stacca, in maniera automatica e senza che voi dobbiate preoccuparvi di niente altro. Supponiamo ora di aver terminato il lavoro e di voler staccare e riporre il tutto. Spegniamo il compressore tramite l’interruttore e stacchiamo la spina di alimentazione elettrica. Poi procediamo a scaricare l’aria mista a condensa svitando il tappo sul fondo della bombola.

Attenzione… sarebbe meglio svitarlo subito tutto in modo da far fuoriuscire velocemente la miscela aria/condensa, anche se in questo modo farà un po di rumore, pazienza. D’altro canto , come spiegato prima, se non spurghiamo questa condensa, rischiamo che si accumuli sul fondo della bombola e quindi poi alla lunga di subire i danni dell’umidità. A questo punto, a pressione zero sul manometro, possiamo staccare l’aerografo e se vogliamo anche il suo tubo, riponendo il tutto. Ora….visto il compressore direi che possiamo passare agli aerografi. Ce ne sono svariati modelli, come in tutte le cose, vanno dai più semplici (ma che fanno comunque bene il loro lavoro) a quelli più elaborati esteticamente o di marca, ma ovviamente di tutt’altra fascia di prezzo. Per iniziare non serve spendere dei capitali, se poi vedrete che la cosa vi soddisfa e vorrete fare un salto di qualità sarete sempre in tempo per passare ad un livello successivo. Quello invece da tenere in considerazione è che il nostro aerografo si divide in due tipi principali: a singola azione e a doppia azione, lo avrete di sicuro già sentito. In quelli a singola azione la possibilità di regolazione si limita al solo flusso di aria, cioè potete variare solamente la quantità di aria che esce premendo il loro pulsante, questo indica che di conseguenza anche la quantità di colore sarà proporzionata al flusso di aria, perché in questo caso è l’aria che per effetto venturi trascina con se il colore, che è quindi vincolato ad essa. Quindi, meno aria = meno colore, faremo fatica a lavorare sul piccolo perché la quantità di colore sarà irrisoria, e se aumenteremo la pressione ci sarà il rischio contrario di eccedere. Di solito questi tipi vanno bene per colorare delle superfici o delle porzioni di modello ma in modo omogeneo, se dovrete dare degli effetti particolari tipo polvere o sfumature diventa già più difficile. In quelli invece a doppia azione la regolazione è indipendente fra aria e colore, premendo il pulsante vado a dosare l’aria mentre tirando verso di me la leva apro il passaggio del colore tramite lo spillo o ago.

Capite quindi che la versatilità di questi ultimi è maggiore, posiamo effettuare le verniciature descritte all’inizio, ma anche lavorare più specificatamente nel piccolo o ottenere particolari effetti di sfumatura o dissolvenza. Ma ci torneremo…ora vediamo come è fatta la nostra penna magica…..
Partendo dal sotto avremo l’attacco dell’aria dove sarà attaccato il nostro tubetto che arriva dal compressore. Subito dopo la valvola dell’aria, questa permette all’aria di entrare in modo controllato dalla nostra pressione sul pulsante. Più lo premo (ovviamente fino ad un certo punto) più ho passaggio di aria che va sotto la coppa del colore e poi alla punta dell’ago, alla duse e al diffusore. E’ chiaro che quando rilasciamo il pulsante questo ritorna a chiudere il passaggio, aiutato da una molla (molla entrata aria). Ora iniziamo a capire qualcosa di come funziona, premo sul pulsante, l’aria sale, passa sotto la coppa del colore, per effetto venturi e di caduta per gravità,lo trascina con se (in base alla pressione e alla portata), lo miscela con l’aria e poi attraverso il diffusore lo nebulizza creandone un flusso sottile che fuoriesce dalla penna. Tutto abbastanza chiaro fin qui? Spero di si…Il resto sono le componenti….

lo spillo o ago… è quello che si muove quando tiriamo indietro il pulsante, apre quel minuscolo foro in testa e dal quale fuoriesce la miscela aria – colore. Tramite una molla, quando rilasciamo il pulsante, lo rispinge in avanti andando a tappare il passaggio e quindi a fermare lo spruzzo. E’ bloccato su questo meccanismo dalla ghiera di bloccaggio spillo, quel nottolino che si vede a destra, infilato sull’ago, nell’immagine sotto.

L’astuccio posteriore dello spillo (nell’immagine sopra appoggiato sul tappetino) serve a proteggere l’ago ed ha, sulla coda, la ghiera di finecora, che non è altro che una vite, regolabile, con il compito di poter limitare la corsa indietro dell’ago, ci aiuta se vogliamo essere sicuri di non aprire più di tanto lo spruzzo (serve parecchio nei lavori di precisione, specie quando si è alle prime esperienze). La duse è quel piccolo cono in cui va ad appoggiarsi lo spillo per chiudere il passaggio della miscela aria – colore.
Qui sotto si vede molto bene l’accoppiamento ago/duse.

Nell’immagine seguente invece si vede, partendo da sinistra, il diffusore, la corona e la duse (avvitata sull’aerografo) cioè l’accoppiamento fra il piccolo cono dove esce la miscela e lo spillo (nell’immagine iniziale ho scritto corona o duse, ma errore mio, sono due componenti separate. Chiedo scusa!).

Mentre il diffusore è un ugello rovescio che per effetto venturi aumenta il cono di diffusione che fuoriesce. Una cosa che consiglio è di provare a smontare la penna, questo esercizio può essere utile per conoscerla bene nelle sue componenti e perchè prima o poi, ne avrete bisogno per pulirla un po’ più a fondo. Fate solo un po’ di attenzione allo spillo, svitato l’astuccio posteriore, allentata la sua ghiera di bloccaggio, sfilatelo da dietro delicatamente. Non è facilissimo piegarlo, ma nemmeno troppo difficile, e uno spillo piegato non tornerà dritto come quando era nuovo, ne dovrete acquistare un altro. Il diffusore si svita a mano, come anche la corona. La duse invece si svita con una chiavetta inglese di solito presente nella confezione dell’aerografo. Fate attenzione quando la rimontate di non tirarla troppo perché altrimenti danneggerete le guarnizioni di tenuta e vi uscirà il colore ai lati della ghiera. E’ sufficiente appoggiarla e quando contro, tirarla appena appena. A questo punto possiamo iniziare a parlare di colore e di come prepararlo in vista del nostro lavoro. Io utilizzo colori acrilici, cioè a base acqua, sia perché asciugano relativamente in breve tempo, non sono tossici, spesso inodore e si diluiscono e puliscono con acqua o alcool. Sono indicati per chi di solito deve aerografare in ambienti dove poi si soggiorna. Ci sono in commercio però anche colori a smalto, lacche e altre tipologie che non sto ad elencare. Per gli smalti e le lacche di solito non sono inodore e bisognerebbe lavorarci in ambienti ben areati, oppure utilizzando una mascherina protettiva o qualche strumento che ne abbatta i fumi e i vapori.. Non voglio dire che gli acrilici sono i migliori, ma hanno sicuramente le loro qualità che raggruppano tutte insieme. Poi è chiaro che anche il gusto personale ne fa la differenza per quanto riguarda l’uso e il risultato finale. Tornando a noi….io utilizzo acrilici in boccettini, miscelabili per loro natura con il loro diluente specifico, acqua o alcol. Si possono usare, come solvente, uno di questi tre a piacere, non è una cosa specifica, dipende anche qui da come vi trovate meglio voi. Io utilizzo un mix al 50% di alcool bianco (quello tradizionale per pulizie) che acquisto al supermercato, e acqua. Prendo il colore e in una tazza lo miscelo, di solito una buona partenza è 50% colore e 50% acqua (oppure un mix acqua e alcool). Miscelatelo a parte e non direttamente in tazza dell’aerografo in quanto se il colore non è perfettamente pulito, cioè esente da grumi o sporco di varia natura, andrà inevitabilmente ad otturare l’ugello con conseguente necessità di smontare la penna per una pulizia completa.

Quindi miscelo il tutto con un pennellino e verso la miscela nella tazza o coppa del colore della nostra penna. Non mettetene troppo subito, perché gli acrilici tendono ad asciugare abbastanza velocemente e quindi rischiate di tappare l’ugello prima di aver finito il lavoro, se questo è lungo. Piuttosto vi consiglio poco colore alla volta ma più volte, meglio ricaricare che otturare. A questo punto siamo pronti, e qui ci riallacciamo alla prima parte dove avevamo eseguito tutte le operazioni per preparare il compressore, fatte ovviamente prima. Ma a che pressione regolo sul manometro la mia aria?

Questa è una bellissima domanda ed è un po il fulcro su cui ruota la capacità e la bravura di utillizzare l’aerografo. Ma non spaventatevi e andiamo per gradi come sempre….noi spruzziamo una miscela, questa può essere più o meno liquida, più o meno densa…la prima osservazione è che secondo la densità varia la pressione, se spruzzassimo yogurt o cioccolata avremmo bisogno di più pressione che se spruzzassimo acqua e colore. Quindi già qui capiamo che secondo la densità della nostra miscela varieremo la pressione di lavoro (quella che arriva dalla bombola) e quindi agiremo sulla valvola di regolazione in uscita dal compressore. Ma a quale pressione? Non esiste una pressione che sia eguale per tutto…qui sta a noi provare, sperimentare e fare tanta pratica prima di acquisire una certa capacità. Io non mi curo della pressione tarata in quel momento ma prendo un pezzo di cartoncino e, stando alla distanza che utilizzerò poi sul modello, provo a spruzzare, variandola di volta in volta. Osservo quale tipo di colorazione ottengo, se la macchia si estende rapidamente facendo la goccia (si vede abbastanza chiaramente al centro dell’immagine)

significa che siamo troppo vicino al pezzo oppure è troppo liquida la miscela oppure ancora troppa pressione in uscita (la spara troppo forte). Quindi o diminuisco la pressione, o mi allontano, oppure aggiungo un po di colore per recuperare densità (dovremo ottenere un colore omogeneo come si nota nella parte sinistra dell’immagine). Imparate anche a sentire il soffio con cui esce il getto, che vi suggerisce quanto forte state spruzzando e quindi, se è meglio aumentare o diminuire il flusso di aria (sempre tramite il regolatore sulla bombola). La seconda osservazione è che purtroppo non ci sono formule o strategie particolari, ma come vi ho detto, solo tanta pazienza e pratica, fino ad acquisire sicurezza e osservazione critica di quello che stiamo facendo. Dagli errori si trae insegnamento ed anche io all’inizio di errori ne ho fatti e ho imparato come regolare il tutto al meglio. Una volta terminato il nostro lavoro vuoteremo la tazza del colore e poi aggiungeremo in aerografo acqua o alcool e spruzzeremo a perdere (in lavandino, in una bottiglia vuota) per risciacquare l’eventuale miscela rimasta nella penna, magari alzando un po la pressione per spurgare bene. Io poi aggiungo anche una goccia di detersivo per piatti e acqua per ripulire più a fondo. A volte poi smonto in parte la penna, diffusore, ghiera, ago…e li pulisco con alcool bianco, o sgrassante per piatti e acqua. Per il foro del diffusore vanno benissimo gli scovolini che si usano per la pulizia dei denti e che trovate nelle farmacie, ovviamente della dimensione adatta per passare nel foro. Mentre per la duse basta che una volta rimontato il tutto e allentata la ghiera di bloccaggio spillo spingiate dolcemente l’ago in avanti più volte fino a sentire che tocca bene, che non ci siano insomma impedimenti. Ad ogni modo non è necessario effettuare la pulizia profonda ogni volta, la farete quando osservate che la penna non spruzza bene. Vedrete che con il tempo imparerete a capire anche i malfunzionamenti ed a porvi rimedio, in fondo sono sempre le conseguenze date dall’utilizzo. Abbiamo detto nelle parti precedenti che l’aerografo è uno spruzzatore paragonabile ad una bomboletta, ma di dimensioni ridotte e in questo caso regolabile. E che è importante adattare il rapporto fra la densità del mix colore/diluente (diluente acrilico,acqua,alcool) e la quantità di aria. Facciamo ora un esempio, se volessi colorare una superficie con un colore omogeneo solamente per cambiarlo rispetto all’originale, farò un mix al 50% colore e diluente o magari anche una goccia in più di colore,anche qui io vado ad occhio, deposito un certo numero gocce di colore e poi un certo numero di gocce di acqua o alcool o il mix, mescolo il tutto, lo verso nella tazza dell’aerografo e poi regolerò la pressione (quella in uscita della bombola con il regolatore) in modo che lo spruzzo sia come serve a me. Faccio le prove su un cartoncino in modo da avere subito un riscontro di come ho regolato il tutto. Qui volendo lo spruzzo potrebbe anche essere un po più forte (con un briciolo in più pressione) e potremmo stare anche ad una maggiore distanza che ci permetta di coprire bene la superfie, dipende un po da quanto è grande la superficie e a che distanza desiderate stare. Fate attenzione ad un paio di cose… se la superficie o la porzione di essa che volete colorare si trova vicino ad un’altra che invece intendete mantenere integra, dovrete mascherare con della carta nastro come quella dei carrozzieri quella che vorrete tenere del colore originale, altrimenti la polvere della verniciatura intaccherà inevitabilmente anche quella parte.


Altra cosa importante è fare attenzione, quando spruzzate, a non insistere su un punto unico, a non soffermarvi troppo li, ma passare sul pezzo da una parte all’altra fino a che non avrete coperto la superficie (come fareste con una bomboletta), pena fare la classica gocciata. Ricordate inoltre che è sempre meglio fare una prima passata leggera, anche se non copre bene o in modo uniforme pazienza,lascerete il tempo materiale per asciugare (di solito sono sufficienti pochi minuti) e poi potrete dare una seconda passata e, se ne avrete bisogno, anche di una terza, sempre però intervallate assicurandovi che si sia asciugata quella precedente. Ora vediamo cosa succede eccedendo in un senso o nell’altro. Se io diminuisco troppo la pressione della bombola il colore uscirà a fatica e arrivando sulla superficie a intermittenza, formerà la classica buccia d’arancia. Significa che siamo stati sotto al rapporto colore/aria. In questo caso dobbiamo ripulire il prima possibile la superficie del pezzo e ripartire dall’inizio. E se la aumentiamo troppo invece? In questo altro caso eccederemo con il colore, perché la forza dell’aria ne aspirerà dalla coppa di più, spingendolo con maggiore velocità e forza verso il pezzo , e correremo il rischio di fare la goccia. Anche in questo caso sarebbe meglio tenere a portata di mano un contenitore di diluente per acrilici, alcool o acqua, ripulire immediatamente il pezzo mentre è ancora fresca la vernice, lasciare qualche minuto che si asciughi e poi, purtroppo, ripetere il lavoro. So che specialmente le prime volte può essere demoralizzante, magari si può pensare di non essere all’altezza, ma vi garantisco che non è così, bisogna solo acquisire quella pratica, anche sbagliando, che ci darà poi la sicurezza di aver fatto le cose per bene. Si tratta solo di tempo e di esercizio, potete credermi. Se volessimo invece effettuare delle passate più leggere, delle sfumature o lavorare più nel dettaglio… fare delle righe, delle macchie, degli impolveramenti, allora dovremo miscelare il colore diciamo all’incirca su un 40/35 % e il resto solito diluente, alcool o acqua(cioè un po meno colore e un po più diluente o acqua o alcool, in sostanza avere il mix più liquido) , diminuire la pressione e stare più vicini al pezzo mantenendo più attenzione, in quanto in questo modo aumenta il rischio di gocciare per via della vernice più diluita. Non è detto che accada, ma bisogna metterci sicuramente più attenzione. Magari valutare in questo caso di effettuare molteplici passate leggere piuttosto che avere fretta di fare tutto insieme (la fretta non è dei modellisti, quella è la pazienza…). Ci sono poi altre due cose che ci vengono in aiuto in questo specifico caso, e sono la ghiera di finecorsa e il diffusore. La prima, lo dice il nome, fa in modo che quando tiriamo a noi la leva per aumentare il colore, questa non possa andare oltre un certo punto che decidiamo noi. In sostanza è una semplice vite posta dietro allo spillo, che ne impedisce o ne permette, a seconda se la avvitiamo o la svitiamo di potersi muovere maggiormente o di meno. Se fate una prova a secco, vedrete che avvitando diminuisce la corsa indietro del pulsante, se viceversa lo svitate questo aumenta la possibilità di muoverlo. Serve, se non abbiamo ancora abbstanza manualità, per piccole aperture dell’ugello e quindi per lavori dove vogliamo maggior precisione limitando la possibilità di eccedere. E’ palese che se parzializzo l’apertura dell’ugello (dell’ago in sostanza), avrò anche meno colore che esce, quindi riuscendo ad essere un po più preciso ed avere un maggiore controllo nel piccoli lavori, come già spiegato. Per quanto riguarda invece il diffusore è più un modo diverso di lavorare, mi spiego meglio. Il diffusore serve a creare quel cono di spruzzo appena fuori la penna e prima che il colore miscelato sia sparato del tutto verso il pezzo da verniciare. Nel caso in cui noi lo rimuoviamo andiamo a ridurre abbastanza marcatamente questo cono, perhè si crea meno turbolenza in uscita e quindi ci avviciniamo a riprodurre uno spruzzo sottile, meno largo diciamo, arrivando anche a creare (in concomitanza a una regolazione di minore pressione da parte nostra) delle linee parecchio sottili. Questo modo di lavorare viene definito in gergo comune “ad ago libero”.
Bisogna però fare attenzione perché in quest’ultimo caso avrete l’ago che non sarà più protetto dal diffusore, che fa anche da cappuccio, quindi ci vorrà maggiore scrupolo di non urtarlo, per non piegarlo e rovinarlo, e non per ultimo per non bucarsi visto che è comunque un ago anche se di ridotte dimensioni.

D’altro canto questo sistema, abbinato ad una buona regolazione minima di aria, vi consente di ottenere risultati notevoli in precisione e in minuziose verniciature come linee, impolveramenti mirati, chiazze, dissolvenze di colore e altro. Ma vedrete che arrivarci, sarà solo una questione di tempo. Il primo step è capire come funziona il vostro strumento, come smontarlo (svitare il beccuccio dello spillo posteriore,allentare la ghiera di bloccaggio dello spillo, tirare fuori lo spillo da dietro, svitare il diffusore, la corona e poi con la chiave in dotazione, la duse). Il secondo sarà come rimontarlo procedendo a passi inversi dopo la sua pulizia. Non abbiate timore, ma cercate di conoscerlo, di capirlo e non scoraggiatevi se qualcosa non vi riesce, piuttosto cercate di comprendere cosa può causare il malfunzionamento per porvi rimedio. Anche io i primi tempi, ho avuto le mie difficoltà, ma non mi sono mai dato per vinto, mi sono informato, ho letto,ho sperimentato, ho chiesto agli amici e alla fine,ho acquisto quella esperienza e sicurezza che oggi mi fanno pensare spesso che non potrei più fare a meno del mio aerografo. Un ultima cosa importante che stavo per tralasciare, è che per partire, come vi ho già accennato, non serve investire capitali ingenti e non servono le marche migliori, io ho acquistato ai tempi di ormai dieci anni fa, un kit compressore e aerografo da poco più di un centinaio di euro. Uso ancora quello con tanta soddisfazione e con un po di rancore, per averlo maltrattato, specie nei primi momenti in cui non lo conoscevo bene…..ma lui è ancora li che fa il suo dovere e mi procura ogni volta grandi soddisfazioni. Spero e vi Auguro che sarà cosi anche per voi, e come sempre mi metto a disposizione di quanti avessero bisogno di un consiglio, di un chiarimento o semplicemente di una pacca sulla spalla…..
Alberto da Brescia
Molto interessante
Consigli molto molto utili e spiegazione chiara, se mai fosse possibile passo successivo, provare a fare delle dritte su come approcciare l’invecchiamento di un carro merci , grazie e complimenti ancora.